Una ricerca sulla situazione dei materiali radioattivi, all’interno del deposito Avogadro di Saluggia, ha fatto emergere alcune informazioni poco note.
Del deposito di Avogadro, recentemente ceduto dal gruppo Stellantis (famiglia Elkann ben pagata) alla SOGIN, ne avevo già scritto nel precedente articolo. Nonostante ciò sono voluto andare più a fondo sulla questione, ma quando si comincia a ficcare il naso in alcune vicende, spesso si scopre più di quanto ci si aspetti! La ricerca sulla situazione dei materiali radioattivi, depositati all’interno di questo sito, ha fatto emergere alcune informazioni poco note, anche se non riservate.
Gli accordi bilaterali tra Italia e Francia

Questi materiali erano destinati al riprocessamento in Francia, secondo accordi bilaterali tra quest’ultima e l’Italia. Come quello di Lucca del 2006 e il successivo accordo commerciale del 2007 tra SOGIN e AREVA (oggi ORANO, multinazionale francese specializzata nell’energia nucleare). Tuttavia, i trasporti dal deposito Avogadro si sono interrotti nel 2013, dopo cinque spedizioni. Ne erano previsti altri tre per completare l’operazione, ma non sono mai stati effettuati. Il motivo principale è legato alla mancata realizzazione del Deposito Nazionale la cui individuazione continua ad essere rimandata e che, forse, mai si farà.
Il problema del riprocessamento dei materiali nucleari

Il problema oggi è legato a una parte consistente di questi materiali che non possono essere riprocessati negli impianti francesi, come quello di La Hague. E se vogliamo andare oltre la Manica, neanche in quello di Sellafield in Inghilterra. La causa è la presenza di isotopi come il curio-244 (Cm-244), derivati dalla degradazione del plutonio. Il Cm-244 è un attinide minore altamente radioattivo, con un’emivita (il tempo in cui decade metà della massa iniziale dell’elemento stesso) di circa 18 anni. Questo isotopo produce un’intensa radiazione neutronica, oltre un significativo calore da decadimento che rende il suo trattamento molto più complicato rispetto ad altri radionuclidi.
La presenza del Cm-244 implica delle difficoltà

Tutto questo comporta la difficoltà tecnica nel riprocessamento. Infatti, questi impianti standard, come quello di La Hague in Francia, sono progettati per gestire combustibile con livelli di radioattività e calore entro certi limiti. Il Cm-244 può superare questi limiti. Inoltre, vi sono dei rischi per la sicurezza, data l’elevata radioattività che rende più complessa la manipolazione e lo stoccaggio temporaneo, aumentando i requisiti di schermatura e raffreddamento. Per non parlare dei costi elevati della gestione di questi materiali che richiedono tecnologie avanzate e dispendiose, che potrebbero non essere giustificate per le piccole quantità.
Il MASE ha ben chiara la situazione sul deposito di Avogadro?

Malgrado ciò, esistono delle soluzioni alternative per i materiali con la presenza del Cm-244, come la “trasmutazione nucleare”. Tramite dei reattori avanzati, o acceleratori, il curio è trasformato in isotopi meno problematici. Oppure attraverso il “trasferimento diretto” in un deposito geologico, profondo, in modo da evitare il riprocessamento. Naturalmente, entrambe le soluzioni menzionate sono allo stesso tempo futuristiche e molto costose, per tale motivo sarebbe interessante sapere se al MASE (ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) – che ha il controllo diretto sulla SOGIN – abbiano ben chiara la situazione e per quale motivo avrebbero autorizzato il pagamento a Stellantis di una cifra non proprio così piccola.
Costi e tempo del decommissioning aumentano

Se proprio vogliamo dirla tutta il gruppo Stellantis guadagna due volte: da una parte incassa soldi, dall’altra si toglie una bella patata bollente dalle mani e molla il problema, scomodo, da affrontare nelle mani altrui. Di chi? Naturalmente, di Pantalone! Questa però non è l’unica questione che andrebbe analizzata con interesse, ma vi è anche quella del decommissioning nucleare in Italia. Recentemente Gian Luca Artizzu, l’amministratore delegato della SOGIN, ha dichiarato che il completamento di questa attività è prevista per il 2052, con un costo complessivo stimato di 11,38 miliardi di euro.
Il nuovo piano di smantellamento delle ex centrali nucleari
Il nuovo piano include lo smantellamento di 4 ex centrali nucleari (Trino, Caorso, Latina, Garigliano), i tre siti di ricerca ex ENEA e il sito FN di Bosco Marengo, oltre il Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi. Quest’ultimo è ancora in fase progettuale e rappresenta una delle infrastrutture più complesse e controverse, con una durata prevista di almeno 300 anni per garantire la sicurezza dei materiali stoccati. Il piano precedente stimava la fine dei lavori nel 2042, con un costo di circa 8 miliardi di euro, ma non teneva conto di variabili come inflazione, aumento dei prezzi delle materie prime e ritardi nell’entrata in servizio del Deposito Nazionale.
La causa dell’ulteriore ritardo di 10 anni
Secondo l’attuale AD di SOGIN il ritardo di 10 anni, rispetto alle stime precedenti, è dovuto anche alla difficoltà di individuare un sito per il Deposito Nazionale, nonostante siano state pubblicate le 51 aree idonee nella CNAPI (Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee). L’11 agosto 2025 un comunicato stampa dell’azienda nucleare ha portato a conoscenza dell’opinione pubblica che il bilancio del 2024 era stato approvato. La versione online de “il Giornale” intitolava: “Sogin fa strike in bilancio e scommette sulle persone”.
Il bilancio 2024 di SOGIN

Facciamo un poco di chiarezza su cosa è effettivamente il bilancio SOGIN. In generale il bilancio di questa azienda è costituito da un insieme di spese legate al costo del personale, affitti per le sedi, acquisto di beni e servizi per la manutenzione di queste, degli impianti ancora da smantellare e infine al costo degli stessi lavori. Questi, generalmente, appaltati all’esterno dell’azienda per le attività di smantellamento vere e proprie. Per il 2024 – da quanto si apprende da alcune notizie – ci sarebbe stato un passo avanti sulla via dello smantellamento, con un incremento sensibile del fatturato.
Quel “probabilmente” nell’accelerazione dei progetti
Però non ho potuto fare a meno di soffermarmi sul fatto che viene definito tutto ciò come “il forte aumento del valore della produzione mostra che Sogin ha ampliato le sue attività, probabilmente grazie a nuovi contratti o accelerazioni nei progetti di smantellamento”. La parola che colpisce in questa frase è quel “probabilmente”. Nel bilancio del 2024 rientrano, giustamente, tutte le spese effettuate dalla SOGIN, anche quelle una tantum. Quelle legate ai costi per il mantenimento del combustibile riprocessato presso gli impianti francesi e inglesi (la cui data di rientro, prevista al 2025, rimane ancora incerta) e la stessa acquisizione del deposito Avogadro (costo presunto 15 milioni di euro).
Il confronto tra i dati di bilancio del 2023 e quello del 2024

In base alle informazioni disponibili, non di dettaglio (fonti SOGIN News e Etruria News), se ci si cimenta nel fare un confronto tra il bilancio del 2023 e quello del 2024 emergono dei dati interessanti. Come che i “costi di avanzamento” nel 2023 erano di 104,5 milioni, mentre per il 2024 non sono stati ancora pubblicati nel dettaglio (?). Che “l’avanzamento fisico cumulato” nel 2023 era del 43,36% (+3,98 punti rispetto al 2022) e, invece, per il 2024 non è indicato ufficialmente (?). Il “valore della produzione” nel 2023 era di 212,9 milioni, ma per il 2024 è di 303,9 milioni (+42,7%).
Ebitda, la spesa totale prevista, l’orizzonte temporale e fattori di incremento
“L’EBITDA” (performance operativa e capacità di generare flussi di cassa, eliminando l’impatto delle decisioni finanziarie, fiscali e delle politiche contabili) nel 2023 era di 19,1 milioni, ma nel 2024 è di 21,9 milioni (+14,6%). La “spesa totale prevista” (quindi futura) nel 2023 era di 2,8 miliardi (pre-2023), nel 2024 la nuova stima passa a 5,38 miliardi. “L’orizzonte temporale” nel 2023 prevede la conclusione dei lavori di smantellamento entro il 2041, nel 2024 è posticipato il tutto al 2052. I “fattori di incremento” nel 2023 erano governance e riorganizzazione, mentre nel 2024 sono di inflazione, caro materiali e lungaggini cantieri.
Realtà o apparenza?

Letti tali dati e in mancanza, al momento, di informazioni di dettaglio, è giusto comprendere se effettivamente i lavori siano accelerati o se il miglioramento sia solo apparente. In altre parole, se tale incremento corrisponda a qualcosa di concreto sul campo o meno. Come a maggiori spese legate a situazioni contingenti (mancato rientro combustibile dall’estero) oppure a eventi estemporanei (vicenda Stellantis). E se realmente tutto si sta velocizzando, per quale motivo la fine degli smantellamenti è portata al 2052 dall’attuale AD Gian Luca Artizzu? Il forte incremento del valore della produzione è legato all’intensificazione delle attività di decommissioning nucleare e alla valorizzazione dei siti?
L’attesa dei dati di dettaglio del bilancio consolidato
Nonostante l’aumento dei margini, l’utile netto rimane quasi nullo, segno di costi operativi e gestionali ancora molto elevati? Il bilancio riflette anche l’impatto del Decreto Ministeriale 33/2024, che promuove il recupero industriale dei siti nucleari dismessi? Quesiti che troveranno risposta solo quando saranno resi pubblici i dati di dettaglio del bilancio consolidato. A quel punto si potrà verificare se è vero che l’incremento del valore della produzione è legato, come qualcuno sostiene, all’intensificazione delle attività di decommissioning nucleare e alla valorizzazione dei siti.
Per valorizzazione dei siti cosa si intende?

Non per essere pignoli, ma sarebbe interessante anche un chiarimento su cosa si intenda per “valorizzazione dei siti”. Eh già! Perché i siti dovrebbero essere prima smantellati e messi in sicurezza, poi, forse, si potrà parlare di valorizzazione, di installazioni di centrali a energia solare e sistemi di accumulo imponenti nelle vicinanze di depositi nucleari in esercizio e di Deposito Nazionale che, di questo passo, non se ne vede neanche l’ombra all’orizzonte.
Foto © Espansione TV, ecoblog.it, Wikipedia, Build News, LinkedIn, FareNumeri, Marco Ferrara, You Tube.

Commenta per primo