Sogin, le perplessità sulla nomina al legale voluta dall’AD Artizzu

Sogin Gian Luca Artizzu Carlo Massagli Mirko Nesi

L’AD nomina, a capo della direzione legale e societaria, chi lo avrebbe coadiuvato nel tentare di far presentare un atto parlamentare sulla stessa azienda nucleare

Oramai nell’azienda di Stato che si occupa dello smantellamento delle ex centrali nucleari, la SOGIN, appare sempre più evidente che l’amministratore delegato, Gian Luca Artizzu, in preda alla frenesia del complottismo, – che pare conoscere molto bene, come riportato nel precedente articolo – basi le proprie scelte, per le nomine in alcune direzioni strategiche, su un caposaldo ben preciso. Quello imperniato sul fatto che se non hai tentato di far presentare, perlomeno, un’interrogazione parlamentare sulla SOGIN o remato contro la dirigenza interna e vertici, non sei premiato con un incarico di rilievo. La peculiarità è emersa recentemente, il giorno 8 aprile, con l’improvvisa attribuzione di alcuni nuovi incarichi societari. Sicuramente qualcun altro uscirà, a breve, anche per un’altra direzione specifica, ma questa è un’altra storia, che al tempo opportuno merita il dovuto approfondimento.

Dietro una delle nomine vi potrebbe essere dell’altro

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Gian Luca Artizzu

Conoscendo molto bene l’azienda e le sue dinamiche interne,- me ne occupo da anni – a naso direi che, in particolare, dietro una di queste repentine designazioni vi possa essere altro. Se dovessi fare un paragone ironico, per dare l’idea di quanto stia accadendo in questi giorni in SOGIN, la comparazione potrebbe avvicinarsi a quella della guerra dei dazi fatta da Donald Trump. Solo che nel nostro caso, ad attuarla non c’è l’uomo dal ciuffone biondo sulla fronte intento ad abbattere il mercato economico cinese, facendo pagare lo scotto alle economie delle varie nazioni, bensì un uomo dalla testa rasata, l’amministratore delegato, Artizzu. La sua guerra sembrerebbe più terra terra, ma non per questo meno insidiosa e infida, anche questa mirata a far pagare delle spese, ma a chi, all’interno dell’azienda nucleare, non eseguirebbe i suoi desiderata e per tale motivo verrebbe considerato come un non allineato da scalzare.

La bieca logica

L’esperienza maturata nel seguire questi avvenimenti, alle volte al limite della ragionevolezza, mi porta a considerare l’ipotesi che talune decisioni, riguardanti i cambi in alcune direzioni aziendali, non vengano poste in essere nell’esclusivo interesse societario, come di primo acchito potrebbe sembrare, ma verrebbero adottate più per una bieca logica tesa al consolidamento del potere da parte di chi la dirige. Una specie di promoveatur ut amoveatur, senza promozione, ma uno spostamento in altra direzione, in modo da evitare una sfera d’influenza. Lo scopo è presto spiegato, il cercare di piazzare – questo è il termine più idoneo – persone di proprio riferimento in punti strategici aziendali, affinché possano venir meno quei rapporti di fiducia che altri, per esempio nell’ambito di un Cda, – soprattutto se non vi dovesse essere la condivisione su alcune decisioni – possono aver instaurato con chi ricopre un ruolo a supporto dell’organo di gestione e controllo dell’azienda (Presidente e consiglieri).

L’importanza di certi ruoli all’interno della SOGIN

Un supporto che talvolta si rivela determinante, in particolar modo quando l’assistenza fornita è proficua per far comprendere meglio le cose a coloro che, anche se pur competenti nel loro excursus professionale, potrebbero incappare in certi errori dovuti a meccanismi interni, norme e questioni gestionali che riguardano, nello specifico, la mission dell’azienda nucleare. Un ruolo che dovrebbe essere svolto scevro da casacche politiche, da cordate interne e da logiche di appartenenza, ma principalmente dovrebbe essere ricoperto da persone che non abbiano mai tentato di remare contro l’azienda o i suoi vertici.

La nuova nomina alla direzione legale e societaria

Mirko Nesi

Detto ciò, nelle nuove nomine volute dall’amministratore delegato della SOGIN, Artizzu, colpisce l’incarico attribuito, con decorrenza immediata, al nuovo direttore affari legali e societari, Mirko Nesi e lo spostamento ad un’altra direzione del precedente direttore, Vincenzo Ferrazzano. Voi vi chiederete che cosa ci sia di tanto strano, una semplice rotazione di dirigenti? Mhmm…, se fosse così perché non far roteare pure altri dirigenti, tipo il direttore degli affari istituzionali, regolatorio e comunicazione, Giuseppe Bono, in fondo ricopre l’incarico dallo stesso tempo del direttore del legale rimosso. Se qualcuno si prendesse la briga di comparare l’esperienza lavorativa di quest’ultimo, nel settore, si accorgerebbe che questa è nettamente superiore rispetto a quella del nuovo prescelto. Persino molto più consistente del curriculum vitae dello stesso AD. Per capire meglio le perplessità avanzate, è utile comprendere di cosa si occupa la direzione legale e societaria.

Una figura chiave

Questa gestisce gli affari legali e rappresenta la società nei procedimenti giudiziari, presta consulenza e assistenza in tutte le materie di interesse aziendale, ma fa anche dell’altro, sviluppa e garantisce il funzionamento degli affari societari del gruppo, assistendo gli organi societari nell’attività di direzione e coordinamento, quindi anche al Cda. E’ interessante questa ultima parte, che non sarebbe da sottovalutare affatto, perché il direttore legale e societario è la figura che predispone gli atti per il consiglio d’amministrazione. In definitiva una figura chiave.

La chiave di lettura fornita dall’AD Artizzu

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Carlo Massagli

L’AD di SOGIN, Gian Luca Artizzu, nell’ambito dell’assegnazione delle nuove cariche, con la decisione della sostituzione di Ferrazzano, che era posto a capo della direzione legale, inconsapevolmente, ha fatto in modo e maniera di porre in evidenza un’altra faccenduola finora occultata, – a dire il vero ve ne sono tante – utile ad avere una chiave, ma nella fattispecie di lettura, per comprendere le gesta gloriose di qualcuno. E’ straordinario come, molte volte, una chiave possa aprire una porta dietro la quale non si sarebbe mai immaginato di trovare l’inaspettato e renderebbe quella mia ipotesi iniziale, pian piano, sempre più consistente a chi legge. Un elemento sconosciuto del quale credo, ancora una volta, ne debbano prendere atto sia il presidente della SOGIN, Carlo Massagli, che i consiglieri Barbara Bortolussi, Paola Cianfrocca e Jacopo Vignati.

Si ripropone il problema della riservatezza e della fedeltà aziendale

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Il cardine della faccenda verte sempre sulla riservatezza e fedeltà aziendale che, in primo luogo, dovrebbe avere chi riveste certi ruoli aziendali. Ahimè, signor presidente, purtroppo ci risiamo! Sembra che Artizzu, nella sua ingegnosa ed etica visione della gestione aziendale, preferisca collocare in alcuni posti, specialmente a contatto con il Cda, figure con la sua medesima indole di lealtà nei confronti della SOGIN e dei suoi vertici. Molte volte, scrivendo di quanto avvenuto nell’azienda, si è fatto spesso richiamo al fato, ma pare che non se ne possa fare proprio a meno di citarlo, date le strane concomitanze che si palesano tutte le volte, come in questa ennesima evenienza.

I tentativi del nuovo direttore del legale e societario

Per correttezza va detto che una grossa mano al destino, nel caso della nomina del nuovo direttore affari legali e societari, l’ha fornita lo stesso amministratore delegato, Gian Luca Artizzu, che davvero non finisce mai di stupire. Non c’è che dire, una vera e propria inesauribile risorsa per chi scrive dell’azienda. Le probabilità che questo episodio venisse fuori non erano remote, era solo una questione di tempo – come per altri – sarebbe venuto a galla al momento opportuno. La sorpresa è rappresentata dalla scoperta che il fresco direttore del legale e societario, Mirko Nesi, prima dell’ascesa di Artizzu nel board dell’azienda, si è molto adoperato per far in modo di ostacolare delle presunte nomine ai vertici di questa e, addirittura, tentato di far presentare un’interrogazione parlamentare sulla SOGIN.

Il diniego ricevuto dalla parlamentare della Lega

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L’on. Giovanna Miele

Riprova che emergerebbe da alcuni dati e che dimostrerebbe come Nesi, da dipendente legato alla norma contrattuale sulla fedeltà aziendale, abbia cercato di spronare l’onorevole della Lega, Giovanna Miele, a occuparsi dell’azienda di Stato e a depositare l’atto parlamentare. La deputata non diede seguito alla richiesta, lasciando a bocca asciutta il richiedente, tanto da innescare dei malumori. Al punto che, quello che oggi è il neo direttore del legale e societario – è bene ricordarlo – in una riunione elettorale della Lega, dove vi erano presenti la stessa parlamentare e altri esponenti di partito, anche regionali, esterna il suo disappunto per il mancato interessamento alla “gentile” istanza avanzata sulla SOGIN.

L’esternazione colorita lanciata alla deputata

Anche in questa occasione, come avvenuto anteriormente con Artizzu nei confronti di quelli di FdI – di cui si è scritto nel precedente articolo – non mancano le dichiarazioni di ammirazione, da parte del dipendente della SOGIN, Nesi, verso gli esponenti del Carroccio, Matteo Salvini e Claudio Durigon, definiti come: “L’handicappato là, oltre Salvini e anche Durigon”. La colpa attribuita ai politici riguarda quanto avvenuto in un’altra azienda, l’ASTRAL, e il timore che trapela, nitidamente, è che non si vorrebbe altrettanta sorte nella SOGIN, con delle nomine al vertice non gradite. Esattamente indesiderate a chi, ad Artizzu e Nesi? Infatti, quest’ultimo con una dialettica signorile sostiene – se ne accenna solo una parte – di aver esternato alla deputata Miele: “…Guarda Giovà che se finisce così anche in SOGIN vi mandiamo a fan…., gliel’ho detto, diciamo in maniera diretta, davanti a tutti, visto che c’è un rapporto schietto…”.

Una parte di quanto dichiarato, si lascia la dovuta curiosità sull’ultimo pezzo dell’audio

La conferma nel commento dell’AD di SOGIN

La parte omessa nell’audio potrebbe mutare l’evoluzione di alcuni ricorsi legali in corso. Naturalmente, all’accaduto, non poteva mancare anche il commento (anatomico) di stima del probo Artizzu: “Che coglioni”! Che si tratti della vicenda del mancato deposito dell’atto parlamentare lo testimonia l’osservazione dello stesso: “E’ quella che poi non ha voluto presentare l’interpellanza”. Quindi Artizzu, come d’altronde Nesi, tenuto al rispetto della norma sulla fedeltà e riservatezza aziendale, era al corrente che si stesse agendo sull’azienda di Stato per presentare delle interrogazioni parlamentari? Chissà se lo scorso 14 aprile, in occasione dell’evento organizzato a Milano dalla Lega, sul tema del nucleare, in cui era presente anche Matteo Salvini e dove c’era, tra i relatori, pure l’amministratore delegato della SOGIN, questi da leale persona, con altrettanto fervido coraggio, abbia ripetuto l’epiteto – riportato sopra – in faccia al segretario della Lega.

Le riflessioni dovute in seno al Cda SOGIN

Schiettezza per schiettezza, mi sorgono alcune domande: “Ma davvero il Cda non si rende conto che vi potrebbe essere una strategia ben precisa da parte dell’Ad Artizzu? Il collocare figure a lui vicine in base a una caratteristica che esula il solo interesse aziendale, ma che potrebbe andare nella direzione del classico debito di riconoscenza per essere stato coadiuvato nella sua opera, perseverante, di tentar di far presentare atti parlamentari sulla SOGIN”? E ancora, è certo il Cda di volere far passare il concetto che chi agisce per far presentare interrogazioni parlamentari sulla SOGIN, meriti di far carriera nell’azienda di Stato? Chi assicura i membri del Cda che alcune notizie riservate, in seno allo stesso consiglio d’amministrazione, non possano essere divulgate all’esterno, o strumentalizzate all’interno, anche solo per questioni politiche o di filiera?

Il fattore da tenere ben presente

Per giunta, se si da un’occhiata al CV del nuovo direttore, imposto da Artizzu, non può sfuggire che questo sia un profilo più inerente al settore delle gare pubbliche, più da appalti. Potrebbe darsi il caso che sia stato posto in quella mansione solo per un fatto di fidelizzazione, rispetto a chi non fosse ritenuto tale anche se professionale? Si vede che, forse, nell’ambito degli appalti la scelta dell’AD sia già orientata verso qualcun altro, magari proveniente da qualche sito SOGIN e chissà che non sia quello ubicato nella soleggiata Campania. La cui collocazione alla direzione legale non sarebbe stata possibile solo per una questione di curriculum, quindi per ovviare al problema potrebbe essere stato utilizzato il criterio che per rimuovere qualcuno, nello specifico ambito del legale e far quadrare il tutto, si sarebbe preferito designare in questa direzione, obtorto collo, una figura più adatta per la direzione appalti.

L’inevitabile augurio

Il fattore Campania non lo sottovaluterei affatto, non solo in tale circostanza, per dei ragionevoli motivi. Se qualcuno incominciasse a mettere, seriamente, insieme i tasselli del mosaico si accorgerebbe che dietro vi potrebbe essere ben altro. Personalmente qualche idea (certa) ce l’avrei, ma al momento la tengo per me. Al Cda l’onere di scoprirlo! Nel frattempo non rimane che augurare buon lavoro al novello direttore del legale e societario, con la speranza che, se non gli vada a genio qualcos’altro, o qualcuno ai vertici della SOGIN, non si rivolga più a qualche parlamentare per tentare di ostacolarne il cammino, di fatto infrangendo la norma di fedeltà dell’azienda per cui lavora. Viceversa un suggerimento l’avrei, quello di farsi aiutare dal suo attuale amministratore delegato, anche lui, operoso propugnatore della fedeltà aziendale e della riservatezza, con una spiccata memoria su alcune cose, ma in altre una sbalordiva amnesia retrograda.

Le dichiarazioni messe in dubbio da Artizzu a LA7

Sogin Angelo Bonelli nucleare Gian Luca Artizzu articolo di Alessandro Cicero
L’on. Angelo Bonelli

Sentore del presunto siffatto malfunzionamento cerebrale si è avuto anche di recente, quando ospite della trasmissione televisiva “L’aria che tira” su LA7, lo scorso 17 aprile, l’AD di SOGIN, incalzato da un altro ospite, l’on. Angelo Bonelli (AVSAlleanza Verdi e Sinistra), che gli ricordava l’esistenza di atti parlamentari contenenti le dichiarazioni rilasciate sui tempi e costi, protratti al 2052 per il decommissioning, se la rideva con un certo imbarazzo, accennando delle smorfie facciali a dissenso di quanto si stesse affermando. Eppure quelle dichiarazioni esistono, anche riportate da alcuni organi di informazione, ma lo smemorato, a intermittenza, Artizzu le ha messe in dubbio. Un’ulteriore dimostrazione di quanto l’attuale amministratore delegato potrebbe avere dei seri problemi di reminiscenza, tanto da riuscire nell’opera di smentire se stesso.

Estratto video della trasmissione L’area che tira de LA7

L’intento infruttuoso dell’ospitata televisiva

Per di più, non batte ciglio e continua nella sua sorridente smorfia nervosa, quando il conduttore del programma, David Parenzo, fa notare al deputato dell’AVS, in studio, che Artizzu è arrivato da poco in SOGIN. Probabilmente, ancora una volta, in preda alle dimenticanze, quest’ultimo se ne guarda bene di precisare al conduttore che, se intendeva sottolineare alla guida dell’azienda, la constatazione risultava corretta, ma sorvola, per non puntualizzare che in questa fosse presente già da tempo. Nel pallone completo, viene colpito da un ulteriore vuoto di memoria, nel momento in cui gli sfugge il nome del luogo dove era avvenuto l’incidente nucleare di Fukushima. Se l’ospitata televisiva doveva essere fruttuosa per far fare una bella figura all’AD, si può affermare che l’intento non è riuscito affatto. Tutto ciò, comunque, non deve far venire meno la fiducia nei lavoratori della SOGIN, per fortuna loro hanno ottima memoria e competenza.

L’imbarazzo che sarebbe sceso nello studio televisivo

Certo che sarebbe stato stimolante se l’on. Bonelli avesse domandato al rappresentante dell’azienda nucleare, come ci fosse arrivato in SOGIN e posto qualche quesito riguardante la storia di come, da dirigente della società, abbia svolto, con strenuo impegno, una serie di azioni mirate a far presentare delle interrogazioni parlamentari sull’azienda di cui oggi è AD. A quel punto sarebbe stata evidente la perdita di memoria e l’imbarazzo sarebbe sceso nello studio televisivo.

Le domande mancanti

Alla fine sarebbe bastato poco all’esponente politico dell’AVS per far aumentare quel ghigno nervoso sul volto di Artizzu, era sufficiente chiedergli quattro cosucce. La prima: “Parla tanto di nuove centrali nucleari, ma il mandato dell’azienda che guida è di smantellare le ex centrali nucleari e mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi, oltre gli annunci propagandistici sui giornali, realmente a che punto siamo da quando è arrivato lei”? La seconda: “Come mai dei progetti importanti, già autorizzati da molti anni, sono ancora a zero o poco più”? La terza: “Ci può spiegare perché la SOGIN, non per demerito dei suoi lavoratori, dopo 25 anni, non ha ancora completato la sistemazione di tutti i rifiuti pregressi, ovvero prodotti durante l’esercizio dell’impianto“? La quarta: “Con tanti progetti approvati, ad oggi, da quando guida l’azienda il budget a quanto è arrivato e cosa sta facendo, oltre a chiedere denaro e tempo aggiuntivi”?

Foto © L’opinione di Alessandro Cicero, LI, Latina Tu

Informazioni su Alessandro Cicero 98 Articoli
Alessandro Cicero è nato in Africa settentrionale, da genitori italiani di origine siciliana, si è trasferito da piccolo nella città di Salerno, oggi vive a Roma.

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