L’AD di SOGIN Artizzu e le interpellanze parlamentari sull’azienda

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Svelato un altro retroscena su chi, internamente, si adoperava per la presentazione di alcune interpellanze parlamentari sull’azienda nucleare di Stato. Adesso spetta all’attuale presidente, Carlo Massagli e al Cda fare luce

Visto l’interesse dimostrato da parte di molte persone e associazioni ambientaliste, nel voler sapere dell’altro sui retroscena riguardanti alcuni vertici SOGIN, contenuti nel libro scritto insieme ad un altro autore, e vista la rilevanza pubblica dell’argomento, nel rispetto della verità sostanziale dei fatti secondo il diritto di cronaca, ho deciso di soddisfare la loro curiosità. Questa volta l’avvenimento riguarda chi, all’interno dell’azienda di Stato, da una parte agiva da indefesso dirigente, mentre dall’altra scriveva e si adoperava per far presentare delle interpellanze parlamentari su di essa.

La premessa

Però prima di proseguire voglio fare una premessa molto importante, almeno per me è tale. Scrivendo di questi inediti eventi, portandoli a conoscenza dell’opinione pubblica non è un atto contro la SOGIN o i suoi dipendenti. Chi induce a far passare questa tesi, sa bene di sostenere il falso! Incoraggiare questa fandonia altro non è che un meschino tentativo di ciurlare nel manico da parte di chi tenta, inutilmente, di trovare dei possibili scudi a un proprio operato che si vuole tenere ben occultato. Un simile approccio alla questione è da considerarsi strumentale e del tutto ridicolo, ma già lo avevo messo in conto da tempo. Che ci volete fare, quando non ci sono argomentazioni, per talune persone, è sempre meglio buttarla in caciara, spostando il nocciolo della questione lontano dalla verità, dall’interesse pubblico e dall’attualità.

Il sentiero tortuoso

Gian Luca Artizzu amministratore delegato Sogin interpellanze parlamentari
G.L. Artizzu

Per questo non mi sorprenderebbe, neanche il fatto, che dinanzi a delle circostanze precise, la strategia che possa essere stata suggerita – presumo – sia quella di battere la vecchia e cara strada del comportarsi come se nulla fosse successo. Questa è la classica scelta che, perlopiù, prediligono coloro che temono le conseguenze e i riflessi di qualsiasi azione che andrebbero a intraprendere. A ogni buon conto, detto tra noi, mi auguro che il vertice SOGIN non abbia scelto di incamminarsi, proprio, su un simile sentiero che potrebbe rivelarsi più tortuoso del previsto. Inibire una possibile opera di trasparenza, senza procedere nel fare qualcosa di diverso, non è così utile alla tanto declamata serietà citata più volte da chi guida, nella veste di Ad, l’azienda di Stato.

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare

Tra l’altro, alla fine, può mostrarsi come la mossa più sconveniente che si potesse attuare. Soprattutto quando tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, come nel caso specifico. E manco a farlo a posta, dato che ho citato il mare, casca a fagiolo il fatto che alla presidenza dell’azienda nucleare sia stato nominato proprio un ammiraglio, Carlo Massagli, una persona che, almeno ad occhio, dovrebbe prediligere le rotte marine anziché i sentieri. Un uomo di mare sa benissimo che, in certe situazioni di tempesta, bisogna scegliere in quale direzione del vento muoversi per raggiungere un porto e questo farlo non di certo restando fermo, ancorato nell’attesa, ma navigando. Anche perché pensare che rimanere immobili, come pare essere nell’auspicio di qualcuno, impedisca a tutto ciò che vi è intorno di non muoversi, è una pia illusione.

Il Patto di riservatezza, non divulgazione e fedeltà aziendale SOGIN

Sogin Patto di riservatezza e fedeltà disatteso dal suo Ad Gian Luca Artizzu

La stessa che, probabilmente, deve aver avuto quello stesso qualcuno in SOGIN, il 6 novembre 2024, quando fece emettere un comunicato aziendale, per l’esattezza il n. 302 “Patto di riservatezza e non divulgazione”, diretto a tutto il personale. La denominazione a primo impatto non fa pensare a nulla di che, ma la dice lunga per comprendere quanto sia in contrasto con i fatti accaduti. Nella circolare diffusa si fa riferimento all’obbligo di fedeltà e diligenza, artt. 2104 e 2105 del Codice Civile, agli obblighi del lavoratore previsti negli artt. 24 e 25 CCNL ed ai principi contenuti nel Codice Etico della stessa azienda. Insomma una specie di duplicato di quanto previsto nel contratto di lavoro, che il dipendente firma già all’atto della sua assunzione, però con una sottigliezza.

La questione di sicurezza nazionale

Si tratta di un documento, la cui emanazione è coperta dalla motivazione sulla sicurezza nazionale, in cui si ribadisce l’obbligo di riservatezza e di fedeltà aziendale, del quale viene richiesta la sottoscrizione a tutti i dirigenti e dipendenti. E’ davvero questo il motivo? Per chi come me conosce alcuni retroscena, oltre la questione di salvaguardia, del tutto legittima, ci vedo dell’altro. Anche perché mi sembra un pochino tardiva l’applicazione, solo alla fine del 2024, di una legge del novembre 2019 sulla sicurezza nazionale. Se fosse solo questo l’impellente problema, forse, sarebbe stato più congeniale far dare la propria adesione, esclusivamente, al personale che tratta certi temi delicati, ad esempio il “combustibile” o a quello di qualche altra direzione, ma non penso a tutti.

L’aspetto della vicenda

Naturalmente posso cadere in errore, ma a mio parere a qualcuno ha fatto gioco che vi fosse un ulteriore accordo, di fedeltà cui il lavoratore dovesse uniformarsi per lo svolgimento delle sue mansioni, da far siglare per favorire – per rimanere in termini cari all’ammiraglio e presidente della SOGIN – un “buon vento e mare calmo”, durante la propria navigazione. Mi spiego meglio. Evitare che per il presente e il futuro non si ripetesse quello che in passato proprio colui che oggi è amministratore delegato della SOGIN, Gian Luca Artizzu, ha perpetrato all’insaputa di molti. E qui per forza maggiore – mi scusi il presidente Massagli – bisogna abbandonare ogni riferimento al mare e tornare con i piedi sulla terra ferma, per rifarsi alla tradizione popolare contadina, utile a far comprendere come, nella vicenda che si sta per svelare, quel “patto di riservatezza e non divulgazione” assuma più un altro aspetto.

La fedeltà aziendale dell’Ad di SOGIN Artizzu

Carlo Jean, Giuseppe Nucci, rispettivamente ex presidente e ex Ad di Sogin Gian Luca Artizzu
C. Jean e G. Nucci

Quello del “bue che da del cornuto all’asino”. Già, ma a quale vicenda si fa riferimento e chi è il bue in questa contingenza? Il trasparente e imbonitore di fedeltà, l’Ad Artizzu! Sì, perché la combinazione vuole che quest’ultimo, in un recente passato, non abbia proprio agito rispettando quei canoni di trasparenza e fedeltà aziendali richiesti. Cosa inaspettata che emerge da alcuni sbalorditivi antefatti, fin da quando era presente in SOGIN, nel 2006, prima che la lasciasse. In quel periodo fornì, al senatore Aleandro Longhi (all’epoca nei DS), tutte quelle informazioni aziendali necessarie per far presentare delle interrogazioni parlamentari contro l’allora presidente della SOGIN, Carlo Jean, e l’Ad, Giuseppe Nucci. Una volta riassunto, nel 2020, memore della furberia utilizzata nel pregresso, applica lo stesso schema per il prosieguo, sia nell’era dell’Ad Emanuele Fontani, colpendo anche l’ex presidente Giuseppe Zollino per fatti antecedenti, sia durante l’ultima gestione commissariale dell’azienda nel 2023.

Chiedere ad altri, in SOGIN, quello che in prima persona si è disatteso

Sembra una barzelletta, ma è tutto vero! Artizzu che oggi dà lezioni di serietà e trasparenza chiede, al personale della SOGIN, quella stessa fedeltà che egli stesso, per primo, ha disatteso in più occasioni. Ecco perché quando si sente parlare, o si legge, di “operazione serietà”, inevitabilmente, viene da sorridere e questa definizione assume una veste sempre meno credibile. Per di più stride con la realtà dei fatti, soprattutto alla luce della scoperta che l’integerrimo attuale amministratore delegato, non curandosi affatto che fosse un dirigente della SOGIN, abbia preparato e spinto affinché venissero presentate delle interpellanze parlamentari sulla stessa azienda per cui lavora. Un atteggiamento che, con il senno di poi, mostra una strafottenza unica, come un novello marchese Onofrio del Grillo “… mi dispiace, ma io so io … e voi non siete un c …”.

Una parte delle prove degli atti parlamentari fatti presentare

Parlamento

Le conferme di quanto sostenuto scaturiscono dai contenuti di molte prove, da cui si ha una perfetta cognizione dell’attività svolta, dall’attuale amministratore delegato, riguardante alcuni atti parlamentari fatti presentare all’on. Alfredo Antoniozzi (FdI), cofirmatario anche l’on. Tommaso Foti (FdI, oggi Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e per il PNRR). Artizzu le predispone e si mantiene in contatto costante sia con l’on. Antoniozzi che con una responsabile dell’ufficio legislativo del gruppo di FdI, presso la Camera dei Deputati (oggi pare facente parte dello staff del ministro Foti), per sollecitarne il deposito. Il tenore di alcune comunicazioni – qui ne vengono riprodotte solo alcune per lasciare la giusta aspettativa nel libro che le riporta in toto – basta a far comprendere l’operato svolto in barba all’azienda e ai suoi vertici.

Le preoccupazioni dell’attuale amministratore delegato

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Artizzu in ambasce chiede notizie, al deputato Antoniozzi, a riguardo le interpellanze: “riesci a depositare oggi?”. La risposta del parlamentare non tarda ad arrivare, con tanto di spiegazione sul fatto che vi è la necessità, da parte dell’ufficio legislativo del gruppo (FdI), di dover rimodulare alcuni aspetti e che necessita anche la firma del capogruppo Foti. A questo punto la preoccupazione dell’interlocutore, probabilmente spinto dall’enorme senso di fedeltà aziendale, si palesa all’onorevole temendo che Foti protegga un altro dirigente della stessa società, di cui fa anche il nome, “Velletrani“. Il quale è definito dal nostro integro protagonista come: “Uno dei peggiori in assoluto”. In seguito quando gli viene comunicato che è stato firmato il tutto, questi tira un sospiro di sollievo con un: “Ok, meno male, quando va?”. Quanta fretta, ma principalmente quanta costante lealtà verso azienda e dipendenti!

Il pressing

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Il pressing del premuroso e tanto attivo Artizzu – a quanto pare più sostenitore della transizione degli altri, rispetto a quella energetica che dichiara in giro per l’Italia – si concentra pure sull’ufficio legislativo di FdI, fornendo ulteriori elementi informativi da far inserire negli atti che dovevano essere presentati, come la data dell’insediamento dell’organo commissariale, precisata nella sua interlocuzione con: “Nominato in data 19 luglio 2022”. Soddisfatto, dell’obiettivo raggiunto, esprime la sua riconoscenza con un “grazie, grazie, grazie”. Questi appare tanto meticoloso, nel voler sapere i dettagli, che arriva a chiedere, persino, data e orario della discussione in Aula per la risposta all’interpellanza urgente. Alla domanda viene replicato che il giorno prestabilito è il venerdì successivo, ma che l’ora sarà nota solo un giorno prima.

La risposta riservata della SOGIN al MEF

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Appare davvero scandaloso – e mi si consenta di aggiungere ipocrita – come oggi Artizzu, in qualità di amministratore delegato della SOGIN, si permetta di richiamare i dipendenti e i dirigenti, che lavorano nella società nucleare, a osservare la fedeltà, riservatezza e non diffusione di informazioni aziendali all’esterno, quando il medesimo si è macchiato di tali inosservanze. Bisogna veramente avere una bella faccia di bronzo! Se solo si considera che una volta entrato in possesso del documento riservato (9 pagine), firmato digitalmente dai vertici SOGIN in data 8 marzo 2023 alle ore 13:23:27, inoltrato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, è proprio lui che, in anticipo, si preoccupa di diffonderne il contenuto all’esterno.

La facciata della correttezza aziendale e l’inganno

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Le tracce dell’esemplare comportamento smascherano quella apparente facciata data finora, pari a quella di un ingresso degno di un bel palazzo, ma che nella sostanza ha delle stanze interne paragonabili a squallide capanne. E proprio come in una di queste, dove non vi è alcuna separazione fra pareti e tetto, in altrettanto modo non vi è stata alcuna separazione tra ciò che è un atteggiamento di correttezza aziendale e l’inganno. L’artificio sul documento viene alla luce per stessa ammissione di Artizzu: “Quello che hanno scritto non è pubblico. Io l’ho avuto, ma è un documento di fatto riservato“. “Già l’altra volta, dopo essere riusciti a metterli in guardia” – si intende avvisare i parlamentari della risposta che sarebbe stata data, per permettere loro di prepararsi nella replica al Governo– “si sono limitati a pochissime dichiarazioni fra quelle mandate dall’azienda e sempre dicendo dalla SOGIN spiegano che… o cose simili“.

L’inosservanza della fedeltà aziendale

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Le interpellanze alle quali si fa richiamo sono n. atto 2-00089 del 2 marzo 2023, a firma Antoniozzi e Foti, e n. atto 2-00046 del 12 gennaio 2023, a firma Antoniozzi e Cangiano. Ricapitolando. Artizzu nonostante fosse un dirigente della SOGIN, al quale è richiesta la fedeltà aziendale, secondo quanto previsto dal contratto di lavoro e il “Patto di riservatezza e fedeltà” – voluto sotto la sua amministrazione – si adopera per far sì che fossero presentate interpellanze sull’azienda in cui lavora? Sì. Ah, chapeau alla serietà! E in quanto a questa, l’attuale numero uno della società, sembra che ne abbia proprio da vendere, dato che, in base ai principi di moralità e rettitudine, ammette di essere deluso da: “Come mi hanno storpiato l’interrogazione, sono tutti scarsi. A tutti i livelli“. Chicca delle chicche, quindi anche un grande apprezzamento rivolto a quelli di FdI! Tema approfondito meglio nel libro.

Il silenzio del Cda SOGIN non depone bene

Carlo Massagli presidente della Sogin il quale deve luce sul caso di Artizzu
Carlo Massagli

Il presidente Massagli e i rispettivi membri del Cda non hanno, sempre, nulla da dire, una volta venuti al corrente della notizia correlata da tanto di prove? Il patto di fedeltà aziendale, in questo caso, si va a fare friggere o viene applicato? O forse si vuol far passare che tutto ciò valga solo per alcuni? Eppure questo Cda – lo ricordo ancora una volta – quando si è insediato ha subito preso delle iniziative disciplinari su alcune questioni della precedente amministrazione, inerenti ad alcuni dirigenti, come mai in questo caso non si muove paglia? E qui – esimio ammiraglio Massagli – dalla terra devo fare ritorno al mare, ricordandole che uno dei proverbi marinai recita: “Accerta il corso e poi spiega la vela”. Dopo tanto onorato servizio nello Stato, forse è giunto il momento di muoversi e non continuare a farsi buggerare da un paio di furbetti del quartierino.

Quel post sibillino pubblicato da Artizzu a chi era rivolto?

Il post dell'amministratore delegato della Sogin Gian Luca Artizzu che attacca altri rappresentanti dell'azienda
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Lo so, lei probabilmente pensava di avere con sé, al comando, un alto ufficiale dell’equipaggio, invece si è ritrovato con un esponente della ciurma con dei gradi vinti a un concorso del tutto discutibile, questo però non significa che si continui a far finta di niente. Lo stesso niente – voglio rammentarle – a cui fece riferimento il suo stesso amministratore delegato in un post, non più tardi di nove mesi fa, puntando il dito contro “altri rappresentanti dell’azienda che scambiano la vita dell’azienda con un ticket restaurante” – il cenno ad “altri“, quindi come lui, che rappresentano il vertice SOGIN, si vede che il lupo (in questo caso non di mare) perde il pelo, ma non il vizio – “dimostrando di non capire niente di quanto gli è stato affidato in termini di economia e vita aziendale“! Il sicumerico Artizzu ha sbagliato a scrivere tutto ciò o ha ragione?

Egregio presidente Massagli, la risposta a Lei!

Foto © L’opinione di Alessandro Cicero, Socint News, Meeting Rimini, Critical Infra Structure Protecnion & Resilience Europe

Informazioni su Alessandro Cicero 98 Articoli
Alessandro Cicero è nato in Africa settentrionale, da genitori italiani di origine siciliana, si è trasferito da piccolo nella città di Salerno, oggi vive a Roma.

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