L’affaire della SOGIN sul deposito AVOGADRO

E’ notizia di questi giorni, comparsa su qualche testata giornalista, ma lanciata in particolar modo dal giornale LA VOCE, che la SOGIN, la società pubblica incaricata dello smantellamento del nucleare italiano, voglia acquisire il deposito Avogadro di Saluggia nel Piemonte (ex reattore nucleare di ricerca, ora Deposito Avogadro, dove è stoccato combustibile irraggiato, che viene portato in Francia per riprocessamento di Saluggia), la cui proprietà fa capo a Stellantis della famiglia Elkann. L’informazione comparsa rappresenta una novità nel panorama del settore energetico e ambientale? No.

Un’ipotesi già valutata in passato, ma arenata

Gian Luca Artizzu AD di Sogin

Questa ipotesi era stata valutata già nel passato, durante l’amministrazione della SOGIN a guida dell’AD Emanuele Fontani. Gian Luca Artizzu (oggi nuovo AD di SOGIN), all’epoca direttore del personale dell’azienda nucleare ne era stato portato a conoscenza dallo stesso Fontani. Ricordo che fu lo stesso Artizzu, nel 2022, in un appuntamento “carbonaro“, avvenuto a Roma in una stradina lontano da occhi e orecchie indiscreti, a trasferirmi tutte le informazioni sulla vicenda. Dietro tale operazione, se non ne avessi scritto, per il sottoscritto, ci sarebbe stata la collocazione in un posto di rilievo.

Un passaggio cruciale

Insomma uno squallido scambio. All’epoca mi parse tutto molto strano, tanto da declinare il gentile pensiero, ma mi chiesi perché tanto zelo nei miei confronti. Avevo compreso che dietro vi fosse ben altro e scavando tra le miei fonti scoprii chi aveva messo in piedi tutta l’operazione, cosa vi fosse stato in ballo e cosa si temeva potesse uscire. L’articolo riportato dall’attenta testata piemontese riporta alla ribalta la stessa operazione – naturalmente senza il retroscena che vi ho appena svelato – evidenziando come questa operazione rappresenti un passaggio cruciale nel processo di gestione dei rifiuti nucleari e dei siti contaminati in Italia.

SOGIN così sensibile all’operazione AVOGRADO

Vediamo nello specifico il contesto e dettagli dell’operazione di cui scrive il giornale LA VOCE. Il deposito AVOGADRO, uno dei siti più controversi e problematici del panorama nucleare italiano, cambierebbe proprietà. Dopo anni di gestione privata, la famiglia Elkann, che da più tempo auspicava questa soluzione, sembra che abbia trovato, dopo lungo tempo di inutili tentativi, nell’attuale vertice SOGIN un interlocutore sensibilmente interessato ad acquisire tout court l’impianto di AVOGRADO e si occuperà del suo smantellamento.

Le indiscrezioni sul valore di acquisto

La transazione, il cui valore stimato, secondo delle indiscrezioni, si aggira intorno ai 15 milioni di euro, permetterebbe agli Elkann di liberarsi di un asset complesso, ottenendo liquidità da reinvestire in settori più strategici e meno rischiosi. Fino a oggi la SOGIN ha sostenuto un costo annuo di circa 1,5 milioni di euro per l’affitto del sito. Con questa operazione, il pagamento si trasforma in un esborso una tantum, aprendo nuove responsabilità per l’azienda pubblica.

I due aspetti da considerare con attenzione

In particolare, si evidenziano due aspetti fondamentali. Il primo è la proprietà diretta, lo Stato si assume così il rischio ambientale e gestionale di uno dei siti più delicati d’Italia, il secondo è rappresentato dal fatto che il futuro smantellamento rappresenta un onere che lo Stato dovrà affrontare, con costi e responsabilità che si protrarranno nel tempo. Al di là dei rischi ambientali già evidenziati, questa vicenda solleva numerosi interrogativi e riflessioni.

Costi e tempi di smantellamento cresciuti

Un elemento di rilievo riguarda quanto accaduto nella fase di avvio della SOGIN (1999-2000); l’ENEL allora proprietaria delle ex centrali nucleari italiane, aveva sostenuto ingenti costi, stimati in miliardi di euro, per liberarsi, consegnandole a SOGIN, delle responsabilità connesse alla gestione e allo smantellamento delle vecchie centrali nucleari di sua proprietà. I costi complessivi sono poi cresciuti nel tempo fino ad un onere complessivo di circa 11 miliardi di euro, con lavori di smantellamento che si protrarranno fino al 2050 (inclusi anche ex siti ENEA ed FN).

Le domande da porsi

In questo nuovo scenario che si profila emergono alcune domande fondamentali: Quanto ha effettivamente inciso questa operazione sul budget di SOGIN per il 2024 e come si confronta con altre spese di smantellamento, inclusa la gestione delle scorie nucleari depositate all’estero? È stata predisposta una stima dei costi futuri di smantellamento del sito di AVOGADRO, in modo analogo a quanto fatto per le centrali Enel? I ministeri coinvolti sono a conoscenza dei costi complessivi di questa operazione, inclusi quelli relativi allo smantellamento futuro?

La complessità di questa operazione

Per quale motivo ENEL, ente pubblico all’epoca, ha investito miliardi di euro per liberarsi delle responsabilità, mentre la famiglia Elkann incassa una somma significativa e scarica gli oneri sui contribuenti italiani? Queste domande evidenziano la complessità e le implicazioni di questa operazione, che coinvolge aspetti ambientali, economici e politici di grande rilevanza per il futuro energetico e ambientale della nazione.  Chi controlla davvero questo gigantesco affare e quali presunti interessi si nasconderebbero dietro?

Una vicenda che tocca da vicino le tasche degli italiani

Dopo ritardi, promesse mancate, carriere costruite e silenzi (di cui potrete leggere nel libro inchiesta in prossima uscita), queste sono vicende che toccano da vicino ogni cittadino: perché i costi li paghiamo tutti, ma le risposte nessuno le vuole dare. Se pensavate che il nucleare in Italia fosse solo un ricordo del passato, preparatevi a scoprire un presente che brucia ancora.

Foto © Unipd, Stellantis.com, Alessandro Cicero, Cisl Brescia.

Informazioni su Alessandro Cicero 98 Articoli
Alessandro Cicero è nato in Africa settentrionale, da genitori italiani di origine siciliana, si è trasferito da piccolo nella città di Salerno, oggi vive a Roma.

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