L’incidente al dipendente della Sogin e le procedure di sicurezza

Il lavoratore rimasto esposto alla radioattività sembra non aver subito nulla di grave, ma l’Ad dell’azienda nucleare, Gian Luca Artizzu, parla di anomalia e non di incidente

Lo scorso 29 novembre l’opinione pubblica ha appreso la notizia di un incidente che ha visto protagonista un dipendente della Sogin, mentre svolgeva alcuni lavori di gestione dei rifiuti radioattivi presso l’impianto all’interno del Centro Ricerche ENEA della Casaccia, alle porte di Roma. Va ricordato che la Sogin per la natura della sua mission ha il compito di smantellare e mettere in sicurezza il materiale radioattivo presente negli ex impianti nucleari, proprio come quello longevo presente in questo centro di ricerca dove si è verificato l’infortunio.

Il lavoratore sembra non aver riportato problemi di salute

Il lavoratore che è rimasto esposto a una radioattività superiore alla norma, per fortuna, sembra non aver avuto delle ripercussioni sulla propria salute, tanto da essere tornato alla sua abituale attività dopo alcuni giorni. Deo gratias! Scampato il peggio, adesso rimangono da chiarire alcuni aspetti per comprendere la dinamica del come ciò possa essere accaduto, ma di questo se ne sta già occupando l’ISIN (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione).

Al di là della polemica sul nucleare

La disgrazia dell’incidente fin dall’inizio ha assunto aspetti allarmistici che, come era naturale aspettarsi, ha fatto scendere subito in campo le fazioni del pro e non nucleare. Insomma, un film già visto! Finanche si sono susseguite dichiarazioni sotto forma di paradossi, dai pro nucleari, in una sorta di difesa d’ufficio, che sicuramente avevano l’intento bonario di incutere serenità sull’accaduto, ma che alla fine hanno fatto sì che tra i comuni mortali nascesse qualche umano dubbio. Mi spiego meglio. Al di là della polemica sul nucleare sì o nucleare no, andrebbe approfondito un altro aspetto dell’episodio avvenuto.

Il fattore delle procedure di sicurezza

Però per fare questo, bisogna essere necessariamente scevri da una logica di parte e soffermarsi su un fattore determinante, quello delle procedure di sicurezza. C’è chi sostiene che hanno funzionato, bene ne siamo tutti felici, ma tutto ciò poteva essere prevenuto? L’incidente fino a prova contraria c’è stato, la contaminazione del dipendente, pur se non ha portato a delle drammatiche conseguenze, vi è stata. Tanto che lo stesso ISIN si è posto il problema che chi opera in tale ambito lo dovrebbe fare in piena sicurezza, proprio grazie ai dispositivi di protezione previsti dalle normative in materia.

L’Ad della Sogin parla di anomalia

In un’intervista comparsa su un quotidiano, ben 12 giorni dopo l’avvenimento, l’amministratore delegato della Sogin, Gian Luca Artizzu, ha spiegato che non si è trattato di un incidente, ma di “un’anomalia“. Come dire che chi lavora a contatto con delle sostanze pericolose e per qualche motivo si ritrova a respirarle non subisce un incidente sul lavoro, ma si tratterebbe di una semplice circostanza di respirazione anomala! Oppure l’intento potrebbe essere altro, quello di fare intendere che si è verificato un errore nella svestizione, quindi la colpa è di chi lavora. Al di la delle terminologie da utilizzare, qualcosa a lume di naso sembra non aver funzionato, ma cosa?

L’ipotesi

D’altronde sarebbe puerile e scontato trovare un capro espiatorio nello stesso malcapitato dipendente della Sogin, si sa quando si vuol accantonare rapidamente un qualcosa per sottacerne altre, questa è la soluzione più in uso. Come mettere la polvere sotto il tappeto, basta che non si vede e tutto è a posto. Sicuramente non sarà questo il caso, ma visto come alle volte vanno le cose non sarebbe da escludere nulla. Come del resto da non escludere è un’altra ipotesi, quella che potrebbe essersi verificata una volontà, da parte di qualcuno, di non far sapere quanto avvenuto, questo in barba alla tanto sventola trasparenza.

L’episodio è accaduto il 21 novembre, ma solo dopo 9 giorni se ne ha notizia

In effetti della contaminazione interna si è avuta conoscenza, tramite la stampa, solo il 29 novembre, ma di fatto il tutto si era verificato ben 9 giorni prima, il 21 di novembre. Questo porterebbe a pensare che qualcuno abbia ritenuto opportuno sottacere l’episodio, anche se lieve, probabilmente per non creare allarmismi, ma sta di fatto che il risultato ottenuto pare essere stato proprio l’inverso. Chi avrà preso questa brillante decisione? Anche perché una simile scelta, con il senno di poi, ha svilito tutto il lavorio fatto da parte dello stesso amministratore delegato dell’azienda nucleare, sulla questione della trasparenza, suo gran cavallo di battaglia, come si legge su alcune colonne dei giornali.

Il nodo sulla sicurezza sul lavoro e la radioprotezione

Forse necessita pensare meno a fare scene di efficienza sulla carta stampata, per pura immagine, e invece “fare”, ma nel senso di adoperarsi in modo da risolvere seriamente i nodi che, prima o poi, si sa, vengono man mano al pettine. La butto lì, un nodo potrebbe essere quello che negli ultimi anni sia scaduta la sicurezza sul lavoro, sia quella normale che di radioprotezione e non si è intervenuti per tempo nell’invertire il processo? Le procedure servono a prevenire e non a curare! Però sempre secondo quanto sostenuto dall’amministratore delegato le procedure hanno funzionato, tanto da individuare subito – per utilizzare un termine caro a questi – l’anomalia.

Le valide professionalità presenti in azienda

Sta di fatto che la contaminazione all’interno del laboratorio non si sarebbe dovuta verificare e il dipendente non avrebbe dovuto subire l’anomalia. Meglio chiamarla in questo modo, così l’Ad è contento. Tuttavia mi chiedo che se questi ha delle validissime professionalità all’interno, ma non riesce a utilizzarle nemmeno per gestire delle normali procedure di lavoro per prevenire degli incidenti, siamo sicuri che sia in grado di gestire, per il futuro, cose ben più complesse? Leggendo il suo CV si evince che nulla o quasi sappia di tecnica, davvero sarebbe in grado di comprendere il valore tecnico delle procedure di sicurezza nucleare e farle applicare seriamente?

I sindacati erano stati avvisati per tempo?

In tutto questo, in aggiunta, mi viene da pensare che sarebbe proprio il massimo, se un indomani si venisse pure a conoscenza che perfino i sindacati non fossero stati immediatamente avvisati dell’accaduto, nonostante l’esistenza di protocolli d’intesa firmati con l’azienda. Eppure la Sogin è una valida realtà, un’azienda in cui i lavoratori sono un indubbio fiore all’occhiello, perché prendere simili scivoloni?

Come possono essere fatti dei discorsi con dei richiami alla fiducia e alla trasparenza, da parte di chi la guida, come è successo di recente, e poi avere dei comportamenti che danno una parvenza contraria? Una volta il presidente dell’ENEL (1987), Franco Viezzoli, disse “Meno male che ci sono le turbine che girano da sole e c’è chi le sa far girare”! In questo caso viene da dire “Meno male che ci sono i lavoratori della Sogin che sanno come fare il loro mestiere”!

Informazioni su Alessandro Cicero 98 Articoli
Alessandro Cicero è nato in Africa settentrionale, da genitori italiani di origine siciliana, si è trasferito da piccolo nella città di Salerno, oggi vive a Roma.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*