Sogin, la gestione commissariale bocciata dai sindacati

Presa di posizione netta del sindacato contro la cattiva gestione dell’azienda nucleare, per tutelare il futuro dei lavoratori, per ora, parte la protesta della sola FILCTEM CGIL sotto il MEF. Dalle prime due sigle sindacali anche toni critici verso una campagna mediatica definita denigratoria

A quanto pare in Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari) si respira un clima alquanto pesante, incominciano ad emergere delle critiche, molto severe, sulla gestione aziendale da parte dei sindacati FILCTEM CGIL, FLAEI CISLUILTEC e UGL Chimici. A bocciare sonoramente l’operato non solo del precedente vertice (dove la carica di presidente era ricoperta dall’ing. Luigi Perri e quella di Ad dall’ing. Emanuele Fontani), ma anche quello dell’attuale Organo commissariale (dott.ssa Fiamma Spena, dott. Giuseppe Maresca, prof.ssa Angela Bracco) sono state in particolare l’UGL Chimici e la FILCTEM CGIL.

Il quadro definito preoccupante

Da quest’ultima non vengono usati mezzi termini per definire il quadro preoccupante delle crescenti difficoltà: “Riscontriamo una situazione nettamente peggiorata, sempre se sia possibile peggiorare l’operato della gestione precedente”. Un grido d’allarme sottolineato da altre durissime considerazioni: “L’azienda è ferma non ci sono attività rilevanti in nessun sito, l’organico è in costante riduzione, tanto da mettere in criticità la stessa gestione ordinaria e la messa in sicurezza degli impianti”.

L’errore nell’affidare la società agli stessi dirigenti commissariati

Lo stesso sindacato ricorda che: “In più riprese abbiamo ribadito la criticità della situazione, la stagnazione di tutte le attività e soprattutto il grave errore, a nostro giudizio, di avere affidato la gestione della società alle stesse persone, agli stessi dirigenti, che a fronte di presunti risultati straordinari ottenuti hanno portato al commissariamento della Sogin”.

L’osservazione

Osservazioni che qualche tempo addietro, sommessamente, avevamo fatto notare in alcuni articoli e sui social, con l’intento sano di chi riteneva e ritiene, ancor oggi, la necessità di dover distinguere e salvaguardare il bagaglio di grande professionalità che i lavoratori di questa azienda rappresentano, dall’azione di chi la dirigeva. Un punto fermo necessario dal quale partire, per non dare adito a nessuno di potersi aggrappare al facile rilievo che scrivendo delle vicende di questa società dello Stato, la si volesse in qualche modo denigrare o, peggio ancora, delegittimarne i lavoratori.

La questione sul quale soffermarsi

Vale la pena soffermarsi un attimo sulla questione, partendo dal significato di denigrare e tenerlo ben in mente per il prosieguo: “Cercare con intenzione malevola di offuscare la reputazione di una persona o di sminuire il valore di una cosa, col parlarne male (Treccani)”. In passato avevamo ampiamente spiegato che non si può scrivere di un qualcosa che è accaduto senza citarne il luogo dove il tutto stesse succedendo, fornendo una conoscenza dei fatti all’opinione pubblica e, allo stesso tempo, richiamare l’attenzione delle istituzioni affinché intervenissero per verificare quanto stesse avvenendo.

Il diritto di critica

Questo non per offuscare qualcosa o qualcuno, semmai al contrario per portare alla luce l’accaduto, i protagonisti coinvolti, senza dover sminuire i possibili risvolti della storia e le ipotesi del caso. Quindi nel dare una notizia non è possibile non approfondire anche l’analisi delle condotte avute o alle conseguenze che da queste casualmente siano potute scaturite. Si chiama diritto di critica (art. 21 Cost.) e certo non lo si può così facilmente catalogare come un parlar male. Soprattutto quando l’argomento è per i suoi aspetti economici e lavorativi di rilevanza sociale e per questo offerto alla cognizione dei cittadini. Prevenire e sempre meglio che curare e in molti casi si evitano risvolti negativi e innanzitutto costi. Stando a quanto, oggi, sostenuto dai sindacati di categoria, purtroppo il tempo ci ha dato ragione sul fatto che più di qualcosa non funzionasse.

Esternare una situazione critica e porre delle questioni

Possiamo forse affermare che siccome il sindacato ha asserito quanto già comparso su alcune pubblicazioni, in un recente passato, questi intendesse denigrare la Sogin? No. Semplicemente ha esternato una situazione critica e posto delle questioni di fondo, arrivando alle stesse valutazioni riportate dapprima in alcuni articoli, editati in tempi non sospetti.

Il non voler più tacere

Casomai sarebbe da considerarsi cosa più interessante, e di questo speriamo che nessuno se ne dolga, l’aver appreso la volontà da parte di uno di questi sindacati di “non voler più tacere su una situazione aziendale che si ha sotto gli occhi, quasi a voler far intendere che si era a conoscenza, ma si aspettava. Ripetiamo nessuna recriminazione, solo far notare che qualche avvisaglia, forse, c’era già da tempo.

La speranza di un cambiamento

Sicuramente l’indugio, fatto in totale buona fede, è da attribuire ad una recondita speranza, quella di confidare in qualche sussulto di cambiamento di rotta all’interno dell’azienda nucleare. Sfortunatamente, come dimostrano le circostanze, molte volte, questo tipo di approccio non porta sempre ai risultati desiderati.

Intravedere una luce per l’azienda

Non intervenire in maniera decisa, molte volte, non fa altro che peggiorare il quadro delle cose, come si dice: “Il medico pietoso fa la piaga puzzolente”. Badate bene, scriviamo ciò con rammarico, perché per il bene dell’azienda e dei suoi dipendenti avremmo voluto che gli eventi fossero andati in modo ben diverso. Tutto ciò, però, non deve indurre alla supposizione errata che per la Sogin sia finita o che non vi sia una qualche luce alla fine di un lungo tunnel buio.

La mancanza di una visione industriale

Non va dimenticato, ed è sempre meglio ricordarlo, che questa azienda rappresenta per l’intera nazione, grazie alle competenze dei suoi lavoratori – cosa evidenziata, almeno nei nostri articoli – un fiore all’occhiello di competenze e esperienze nel settore nucleare che non vanno assolutamente disperse. L’insoddisfacente gestione di un vertice senza visione industriale, unita ad un’azione presumibilmente imprudente di alcuni dirigenti, probabilmente più occupati in lotte interne per legittimare il loro ruolo e delegittimare quello degli altri, ha creato la cosiddetta tempesta perfetta, dando seguito ad uno stallo totale e persino un ulteriore dispendio di risorse economiche

La tempesta perfetta

Se si mettono insieme ad altri due elementi determinanti, ecco presto spiegato il nocciolo di tutti i problemi. Il primo, la necessità di un piano per la tempistica dello smantellamento delle centrali nucleari veramente realistico, in cui i vertici aziendali non indichino tempi corti, ma irrealizzabili, solo per fare una bella figura verso chi li ha nominati (il cerino poi rimane in mano ai dipendenti). E il secondo, il bisogno di un sistema regolatorio per il riconoscimento dei costi davvero funzionale. Fino a quando non si sarà preso, onestamente, coscienza di questi punti non si potrà mirare al cuore dei veri problemi.

L’azienda letteralmente abbondonata a se stessa

E quindi nulla di strano se poi ci si ritrova con un’azienda, come sostiene la UILTEC: “Letteralmente abbandonata a se stessa, senza che vi sia una strategia o una qualche forma di obiettivo visibilesenza il minimo rispetto per tutti i dipendenti diretti e indiretti, che sono a forte rischio con la realtà odierna e che si sentono spaesati in una situazione a dir poco surreale”.

L’errore in cui non cadere

E’ del tutto inopportuno e scorretto che le ripercussioni di un tale comportamento debbano ricadere, come un macigno, sui lavoratori e sul futuro della Sogin. Questo sarebbe un gravissimo errore, nel quale sia le istituzioni che l’opinione pubblica non devono incappare e consentirebbe a chi si sarebbe reso responsabile di questa baraonda, di nascondersi dietro il nome dell’azienda.

Il concetto ribadito dall’UGL

A ribadire il concetto è la stessa UGL Chimici: “I lavoratori del Gruppo Sogin rappresentano il più qualificato patrimonio di competenze specialistiche nel campo del decommissioning e della gestione dei rifiuti radioattivi, della radioprotezione e delle bonifiche ambientali. A fronte del loro quotidiano impegno a tutela del Paese, non possono pagare per tale condizione. La situazione, negli ultimi tempi, è peggiorata e il Gruppo affronta difficoltà crescenti persino nella gestione ordinaria delle attività”.

L’iniziativa della FILCTEM CGIL

Visto il particolare momento critico che sta attraversando l’azienda nucleare, per uscire dall’impasse e tutelare il futuro dei lavoratori, nel frattempo la FILCTEM CGIL ha ritenuto opportuno, a partire dal 6 marzo, richiamare l’attenzione del Governo e degli organi preposti con una serie di iniziative davanti le sedi del ministero dell’Economia e delle Finanze e al ministero dell’Ambiente e Sicurezza Energetica.

Sul tavolo le questioni non risolte

Non è escluso che, nei prossimi giorni, anche gli altri sindacati decidano di attuare alcune iniziative similari, auspicando di trovare nell’attuale Governo un valido interlocutore. Sul tavolo, oltre l’incapacità gestionale riscontrata, rimangono le questioni irrisolte dei contratti con la Javys, il progetto Cemex e i quattro licenziamenti attuati in seno all’azienda.

Utili le risposte per comprendere le dinamiche interne

Per quest’ultimi è bene ricordare che, al momento, per il primo di questi ad essere stato esaminato dal Tribunale di Roma, è stata emessa un’ordinanza, in data 07 gennaio 2023, che ne ha sancito l’inesistenza della giusta causa del licenziamento e la sua non giustificazione. Tutte vicende alle quali vanno date comunque delle risposte, che forse aiuterebbero, non poco, a comprendere meglio le dinamiche interne che hanno portato l’azienda a trovarsi nell’attuale contesto e a sopportare ulteriori ingenti costi.

A rischio la tenuta economica e industriale dell’azienda

Fattori non trascurabili, sui quali lo stesso sindacato, per alcuni di essi, ha espresso delle forti perplessità proprio in merito alla gestione fatta in Sogin, facendo scaturire ulteriori ritardi e mettendo a rischio la tenuta economica e industriale della società, tenuto conto anche della perdita dei 10 milioni di euro già risultante in bilancio.

La somma mai richiesta all’Autorità

Somma che risulterebbe non essere mai stata richiesta all’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) nel riconoscimento dei costi. Tale importo riguarda le spese affrontate dalla Sogin per la campagna di comunicazione, del 2015, sul Deposito Nazionale Unico che ha dato luogo, dopo una verifica contrattuale interna, al licenziamento di quattro dirigenti.

Alcuna responsabilità rilevata dal Tribunale di Roma

E dei quali, sempre per il primo caso affrontato in giudizio, il Tribunale di Roma nella fattispecie non ha rilevato alcuna responsabilità, condannando l’azienda al risarcimento del dirigente allontanato con ben 707.283 mila euro, oltre gli interessi e la rivalutazione. Al momento la somma non risulta essere stata ancora pagata, sino all’effettivo soddisfo questa continua a lievitare, nonostante tale ordinanza per legge fosse immediatamente esecutiva, fin dal primo grado, anche in presenza di ricorso o appello della parte perdente.

Il modus operandi che influisce in modo negativo sulle casse

Il risultato di questo modus operandi ha portato alla conseguenza che la Sogin si è ritrovata, per le somme dovute, con un pignoramento sui conti bancari. Una strategia, quella posta in essere dalla dirigenza, che non appare comprensibile e con il passare del tempo non fa altro che influire, in modo negativo, sulle casse dell’azienda aumentandone le spese. L’ARERA pagherà tutti questi importi?

Crescono sempre più le spese per dei conteziosi

Da una parte l’azienda non chiederebbe il riconoscimento di una somma elevata pari a 10 milioni di euro, ma dall’altra sarebbe pronta a richiederne una nettamente inferiore? Per adesso l’unica cosa certa, nel caso dei licenziamenti, è che crescono le spese legali, crescono gli interessi e la rivalutazione monetaria.

L’incapacità nei rapporti con l’ARERA

Sulla strategia societaria ha posto l’accento anche un’organizzazione sindacale, addebitando alla gestione Sogin un’incapacità nei rapporti con l’ARERA, evidenziata dalla decisione di confermare tout court un piano a vita intera e un nuovo sistema regolatorio – lo smantellamento dei siti nucleari italiani e il riconoscimento dei costi da parte dell’ARERA di cui si è scritto sopra come problemi – che di fatto aggiungerebbero ulteriori problematiche nella gestione delle attività.

Il Collegio sindacale decaduto non ancora rinnovato

E a proposito di gestione aziendale, appare quantomeno strano che, malgrado il Collegio sindacale fosse decaduto, insieme al precedente consiglio d’amministrazione, in base al Decreto Legge n. 73 del 21 giugno 2022, l’Organo commissariale, a tutt’oggi, non abbia convocato alcuna Assemblea degli azionisti di Sogin per nominare un nuovo Collegio.

I compiti del Collegio sindacale

Eppure il Collegio sindacale è l’organo di controllo che vigila sulla legittimità degli atti e l’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile aziendale (tutela anche i fornitori), senza di esso è come se nessuno possa controllare il corretto operato della società. Qualcuno si è mai posto la questione? “La verità non scade, grazie a chi non smette di cercarla e raccontarla, mostra il suo volto”.

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Pubblicato su: Eurocomunicazione

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Alessandro Cicero è nato in Africa settentrionale, da genitori italiani di origine siciliana, si è trasferito da piccolo nella città di Salerno, oggi vive a Roma.

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