L’ARERA e la caccia alle spese di Sogin

Sul tema dei costi potrebbero aver rivestito un ruolo centrale due direzioni dell’azienda in raccordo con quanto sottoposto all’Autorità di controllo

L’operazione trasparenza, indetta dai vertici della Sogin sulla questione del Deposito Nazionale, che ha scatenato la caccia alle spese da parte dell’ARERA, appassiona. Sarà la denominazione scelta o quel nonsoché di thriller alla Hitchcock, che sembra avvolgere tutta la vicenda, fatto sta che il tutto parrebbe essere destinato a sorprendere. Come in ogni buon thriller, la narrazione dei fatti, contenuta nel testo dell’unico comunicato diffuso dall’amministratore delegatoEmanuele Fontani, ha destato una certa suspence.

Quella linea invisibile

Come nelle migliori trame, spesso tratte da storie vere, come questa, i fili conduttori ne attraversano gli intrecci e come una linea invisibile ne connette tutti gli elementi del racconto. Per tanto essendo invisibile potrebbe darsi, nelle migliori delle ipotesi, che sia sfuggita alla visione, forse, un po’ sfocata del vertice aziendale. Tutto potrebbe essere. In tal senso speriamo che tale anomalia non sia persistente, ma che tenda a risolversi spontaneamente nell’arco di poco tempo, senza un ulteriore intervento esterno che faccia rilevare tale particolarità.

I particolari potrebbero fare la differenza

La particolarità si ricollega proprio a quanto paventato qualche articolo fa, in cui era stata supposta la tesi che l’ARERA, in quanto organo di controllo, non avrebbe potuto non scrivere un qualcosa alla Sogin prima dell’avvio della campagna di comunicazione sul Deposito Nazionale. Se non altro per entrare nell’ordine di idee di stabilire delle normali regole, da attuare, per coordinare le attività che da lì a poco si sarebbero andate a svolgere per la realizzazione di tale progetto. Si potrebbe sostenere che questa possa essere solo una teoria. Si, vero anche questo. Ma talvolta dei particolari potrebbero fare una tremenda differenza, addirittura rafforzare la stessa teoria, al punto che essa finisca con lo spiegare molto più di quanto originariamente non ci si aspettasse.

Il fattore della lettera che l’ARERA dovrebbe aver scritto

Sogin

In effetti, anche quando si assiste a un bel thriller, si avanzano delle teorie su come potrebbe essere andata. E così, come avviene nelle più avvincenti pellicole, potrebbe verificarsi il classico colpo di scena. Quella minuzia non veduta dapprima o veduta e trascurata, che d’emblée farebbe stupire tutti. La minuzia, nella traversia di cui si scrive, sarebbe rappresentata proprio dal fattore che l’ARERA dovrebbe aver scritto pur una lettera alla Sogin, elemento che farebbe pensare che vi siano stati degli atti tangibili, di cui si dovrebbe trovare un qualche riscontro.

Come in un thriller

Pensandoci bene, la stessa verifica o operazione (liberi di scegliere la modalità) attuata dalla Sogin dovrebbe aver preso visione dell’esistenza di un simile documento e averlo analizzato. E dovrebbe anche essere al corrente di chi se ne sarebbe dovuto occupare, interfacciandosi con l’Autorità. Certamente, tutto questo, stabilendo delle procedure e mettendo a conoscenza, per iscritto (verba volant scripta manent), le direzioni interne alla stessa Sogin su come e quanto stabilito con la stessa ARERA. Una prassi aziendale alquanto scontata, dove sarebbe la novità? Ed è qui, invece, che si potrebbe rivelare la vera natura dell’episodio in sé, che lo porterebbe ad assumere quei contorni simili a quelli di un thriller.

Il dettaglio che potrebbe essere sfuggito

Infatti, gira che ti rigira, nell’azienda nucleare parrebbe che di questo dettaglio, utile per vederci chiaro, nessuno ne avrebbe tenuto conto ed esaminato in modo approfondito i risvolti e i retroscena che, anche in seguito, sarebbero potuti emergere. Non escluso che potrebbe essere capitato, in base sempre a quella patologia degli occhi appannati, che vi sia stata una riduzione della capacità visiva che qualora dovesse riscontrarsi persistente, andrebbe di certo curata in base alla causa dell’origine. Probabilmente proprio questa potrebbe non aver consentito di ottenere un’ottima visione delle circostanze e aver dato luogo, nella fattispecie, a un appassionato genere thriller.

La chiave di volta

Nei thriller l’azione prevale sul mistero. Così come l’azione posta in campo dalla Sogin, nella verifica, darebbe l’impressione di prevalere sul mistero del perché l’ARERA non sia, ancora, giunta a capire dove sarebbe sorto il disguido delle spese Sogin. E perché di questo se ne siano accorti, solo, dopo che ne sarebbe uscita la notizia. La chiave di volta del problema sembrerebbe ancora quella dell’incartamento mancante. Ma se esistesse questa benedetta lettera dell’Autorità all’azienda, vorrebbe anche dire che dovrebbe esistere, altresì, un documento sul resoconto inoltrato da quest’ultima all’ARERA. Un resoconto di cui qualcuno, all’interno della Sogin, dovrebbe aver lasciato testimonianza del lavoro svolto e di cui non dovrebbe essere così difficile trovarne rispondenza. Mhmm….

Le direzioni che si sarebbero interfacciate sul tema

Così a barlume di naso verrebbe da pensare che sia qualcosa da scovare nei meandri di dove si predispongono dei costi. La pianificazione e controllo aziendale, per fare un esempio. Chissà, se qualcuno ci avrà riflettuto? Un pensiero che su piani paralleli porterebbe a considerare un’ulteriore riflessione, che farebbe risalire al contesto che questa direzione insieme ad un’altra, denominata regolatorio, possano essersi interfacciate sul tema. Peccato che quando si va a cercare sul web il modello organizzativo Sogin inerente la pianificazione, all’epoca dei fatti, questo dato risulta essere “bloccato”. La speranza di trovare qualcosa parrebbe vana.

L’eventualità da non scartare

Sogin

Ciò nonostante, nulla potrebbe scartare l’eventualità che entrambi le direzioni abbiano potuto rivestire un ruolo centrale nel raccordo di quanto sottoposto all’ARERA. Gli uffici preposti di questa avrebbero ricevuto quanto trasmesso dall’azienda come un semplice atto di presa visione e riposto in una cartella o lo avranno analizzato accuratamente? La sinergia che vi sarebbe dovuta essere tra Sogin e ARERA sarebbe avvenuta solo in parte e come mai? Dinnanzi alla problematica emersa non sarebbe neanche corretto, soprattutto nei confronti di tutti gli italiani che pagano la bolletta elettrica che, per uscire dall’impasse, il tutto finisse con il porre una pietra tombale sul caso da parte dell’Autorità. Come dire: “Chi ha avuto, ha avuto, e chi ha dato ha dato scurdámmoce ‘o ppassato…”.

Squarciare quel possibile velo per giungere a una verità

Dall’ARERA che svolge un’attività di regolazione e controllo nel settore, ci si aspetterebbe una seria presa di posizione, netta, a tutela degli interessi di utenti e consumatori, senza sé e senza ma. Facendo sgombrare il campo da quei fastidiosi pensieri che poi potrebbero, inevitabilmente, dar luogo al venir meno della fiducia negli organismi di vigilanza. Se vigilanza deve essere che lo sia. Da qualche parte si nasconde una verità, un punto di partenza e di arrivo per dipanarla vi dovrebbe pur essere, che permetta una volta per tutte di squarciare quel possibile velo che, fin qui, sembrerebbe esser sceso negli occhi di qualcuno.

Non confondere i lavoratori della Sogin con quanto sarebbe accaduto

Tutto questo anche a tutela non solo dei contribuenti italiani, ma anche di tutti quei dipendenti della Sogin che quotidianamente svolgono il loro lavoro e che si immagina vogliano chiarezza. Questi non devono essere, erroneamente, confusi in una sintesi che porterebbe alla facile conclusione che siano ascrivibili a loro gli eventuali ritardi della mission aziendale o i possibili sprechi. No. Chi sosterrebbe questo cadrebbe in un enorme abbaglio, semmai andrebbero ricercati in un campo ben più ristretto di gestione verticistica.

Lo scenario che si potrebbe aprire

Sarebbe ignobile pensare questo dei lavoratori della Sogin, come altrettanto misera sarebbe l’eventualità di aver utilizzato il proprio ruolo in azienda, nel tourbillon di una verifica, per defenestrare qualcun altro facendo ricadere tutte le eventuali colpe passate e future. Perché future? Nel caso che l’ARERA non riconoscesse dei costi, ci sarebbe comunque un capro espiatorio sul quale rivalersi. Due piccioni con una fava. Adesso poco potrebbe importare se sia quello giusto o meno, questo un dettaglio relativo, basta che ci sia, magari, possibilmente tra quelli non uniformati.

L’esistenza di una documentazione che farebbe comprendere i fatti

L’ARERA è un’autorità amministrativa indipendente, nata per garantire i contribuenti e non certo per appianare eventuali svarioni commessi da chi, in collegamento con questa, li abbia potuti procurare. Anche perché l’esistenza di una lettera della medesima verso la Sogin, semmai emergesse, aprirebbe totalmente un altro scenario. Soprattutto se, in seguito a questa, vi fosse stato, anche, uno scambio epistolare aziendale, tramite email per esempio, che dimostrerebbe come siano andati realmente i fatti, dando una collocazione temporale ben precisa al tutto.

Il vertice aziendale avrebbe tenuto conto di tutti gli elementi?

Casomai queste missive si fossero materializzate, il vertice dell’azienda le avrebbe fornite a chi avrebbe dovuto fare la verifica o una volta entrato in possesso le avrebbe lasciate lì a riposare in un cantuccio? Forse, potrebbero essere state accantonate per una svista o, forse, perché avrebbero potuto creare un possibile imbarazzo, persino capovolgere la situazione e sbaragliare alcune tesi. Posizioni che potrebbero essere state portate avanti, a prescindere, sacrificando alcuni per salvare altri. Un’ipotesi.

Il colpo di scena

Sogin

Questa possibilità potrebbe essere avallata dal tipico colpo di scena, di cui si faceva accenno poco prima. Ecco la reintroduzione di quel elemento sorpresa chiave in questa storia. La famigerata documentazione. Però, potrebbe darsi, che ai piani alti della Sogin, qualora vi fosse questo carteggio, non lo avrebbero tenuto in debito conto. Perché? Eppure la vita lavorativa di alcuni potrebbe essere divenuta un dramma, unicamente perché sarebbero state tagliate delle parti noiose per altri. La trama, che sembrerebbe sempre più connotarsi con le caratteristiche di un thriller, si infittisce.

Pubblicato su: Eurocomunicazione

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Informazioni su Alessandro Cicero 98 Articoli
Alessandro Cicero è nato in Africa settentrionale, da genitori italiani di origine siciliana, si è trasferito da piccolo nella città di Salerno, oggi vive a Roma.

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