Dopo mesi e mesi di articoli, dichiarazioni, interrogazioni parlamentari ed esposti, il Consiglio dei ministri mercoledì scorso ha deciso di commissariare la Sogin, l’azienda che si occupa dello smantellamento delle ex centrali nucleari e della costruzione del Deposito unico nazionale. Naturalmente, tutto finanziato con i soldi delle bollette elettriche pagate dagli italiani. Con una bella norma, contenuta all’articolo 33, del DL Fiscale si trova tanto di testo che ne spiega la procedura e i poteri del commissario, più due sub commissari, la sua entrata in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Trapelato il nome di Sara Romano per l’incarico di commissario

Probabilmente questa settimana o la successiva. Chiaro che, come spesso accade in tali circostanze, sono trapelati dalle segrete stanze dei nomi, in particolare un nome, che segreto sarebbe dovuto rimanere fino al fatal momento, quello di Sara Romano, per la carica di commissario. A capo del dipartimento per l’energia e il clima del ministero della Transizione ecologica dal 1 luglio 2021, già al ministero dello Sviluppo economico, con l’incarico di direttore generale per il mercato elettrico, le rinnovabili e l’efficienza energetica, ex consigliere di amministrazione GSE ed Enea.
La manina che ha scritto la norma commissariale
I ben informati la collocano nella galassia bersaniana. Classe 1959, a quanto pare persino tra quelli fortunati, prossima alla pensione, all’incirca verso settembre o comunque entro fine anno, senza la fatidica quota 100. Ma la fortuna si sa non ha età e quando ti premia, alcune volte, lo fa con grande abbondanza. Bontà sua o, forse, di chi la dea bendata l’avrebbe in qualche modo agevolata, attraverso la manina che ha scritto la norma del provvedimento commissariale.
Il provvedimento preso a soli 14 giorni dal rinnovo del cda

Il rinnovo dei vertici della Sogin, a quanto è dato sapere, era previsto per fine giugno 2022, quindi a quattordici giorni di distanza dallo spiazzante commissariamento, reso noto lo scorso 15 giugno. Provvedimento che se qualcuno riflettesse attentamente, dalle parti di Montecitorio, giungerebbe all’ovvia considerazione che poteva essere adottato già tempo addietro, fin da quando lo stesso ministro Roberto Cingolani, il 19 gennaio di quest’anno, lo aveva annunciato. Tuttavia, in seguito, si sono perse le tracce.
Il bilancio societario con una perdita di 10 milioni di euro
Molto probabilmente, viste le vicende che hanno investito i vertici della Sogin, si sarà preferito scegliere la strategia dell’attesa per l’approvazione del bilancio di fine maggio. Piccola nota di colore, il progetto di bilancio approvato, dall’attuale cda Sogin, rileva una perdita di 10 milioni di euro, cosa mai accaduta prima, ma anche questo dovrebbe portare a riflettere.
Il dubbio che l’azionista possa approvare il bilancio
Se il bilancio è in perdita – strada facendo qualche piccolo sentore si sarà pur avuto – va da sé pensare che questo alla fine potrebbe non essere approvato dall’azionista di riferimento, che magari vorrà entrare meglio nelle cause della perdita, vedere se tutto ciò fosse evitabile o, nella peggiore delle ipotesi, verificare se i dati siano veritieri. Quindi perché attendere tutto questo lasso di tempo per mettere mano sull’azienda di Via Marsala?
Perché commissariare sul rash finale?

Raffrontando le date non sfugge ad un occhio attento il dato che, in fondo, sarebbe bastato attendere pochi giorni per dare all’azienda nucleare un nuovo vertice. Già, ma perché mai procedere solo sul rush finale al commissariamento? I rumors di palazzo – che hanno sempre questo brutto viziaccio di non farsi gli affari propri – ipotizzano che sia stato fatto, da parte di Cingolani, un vero e proprio blitz nello scorso Consiglio dei ministri, dove è planata sul tavolo la norma dell’imposizione commissariale da inserire nel DL Fiscale.
Forse dietro tale scelta vi potrebbe essere dell’altro
La tattica adottata escluderebbe il fatto che il presidente Mario Draghi fosse contrario a tale esigenza, ma non si può neanche escludere che, forse, non ne abbia apprezzato modalità, obiettivi e tempistica. Col senno di poi, leggendo il contenuto della disposizione potrebbe sembrare, addirittura, quasi fatto su misura. Chissà? I giorni a seguire lo riveleranno, basta attendere. La supposizione che, al momento, parrebbe sempre più farsi strada, è che dietro vi sia dell’altro, come dire: “Fatta la (legge) norma trovato l’inganno”.
La normativa potrebbe essere la chiave di lettura
Cosa si celerebbe dietro questa ipotesi? I più maliziosi avrebbero fatto notare che esiste una normativa che impedirebbe ai direttori generali di ricoprire, una volta in quiescenza, incarichi remunerati (solo a titolo gratuito) presso aziende controllate dal ministero di appartenenza, articolo 5, comma 9, del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135. Proprio come nel caso della Sogin che è controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze e gli indirizzi strategici, operativi e di controllo sono formulati dal ministero della Transizione ecologica.
Quando si dice il caso
Tale norma, però, verrebbe derogata nel caso di nomina a commissario. Toh, guarda caso! Quando si dice la coincidenza degli eventi, ancora di mezzo il fato. Se il tutto dovesse trovare un qualche riscontro nei prossimi giorni, sarebbe inevitabile pensare di trovarsi dinanzi a una circostanza davvero curiosa.
Il dipartimento energia del Mite ha la competenza degli indirizzi e monitoraggio

La responsabile del dipartimento energia del Mise, oggi dirigente del Mite di Cingolani, che si sarebbe occupata dell’elaborazione di indirizzi, direttive e rapporti nelle materie di competenza della propria direzione, con varie società, tra cui la Sogin, limitatamente alle attività di decommissioning, (salvo quanto previsto all’articolo 3, comma 3, lettera r) della gestione e del trasporto dei materiali radioattivi, degli indirizzi e del monitoraggio sul programma di smantellamento degli impianti nucleari dismessi, oltre che del deposito nazionale dei rifiuti nucleari, oggi potrebbe rivestire un ruolo al vertice della stessa Sogin.
Qualcosa non torna
Qualcosa non torna. Ma se questa viene commissariata per i ritardi sul decommissioning e altre vicende, è chi avrebbe dovuto seguire l’andamento del tutto, oltre la vigilanza dell’Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) sui costi, era la direzione della Romano, che a lume di naso avrebbe dovuto avere il polso della situazione sul caso, come potrebbe essere che poi la stessa venga nominata commissario? Come riportato anche da un noto organo di stampa, La Verità (il 17/06/2022, ndr).
I pieni poteri con possibilità di derogare a tutte le leggi, tranne quelle penali
Tra l’altro con pieni poteri, con la possibilità di derogare a tutte le leggi, tranne che per quelle che hanno rilevanza penale, con la possibilità di un compenso al di sopra del tetto dei 240 mila euro e possibilità di proroga, in aggiunta la possibilità di avere ruoli o consulenze in società controllate dal Mite. Nulla contro la Romano, ma si tratterebbe di una questione, come si suol dire, di opportunità.
La discontinuità, questa sconosciuta
Come si parla tanto di ritardi e costi eccessivi della Sogin, poi nei meandri della norma di commissariamento si trova un punto che, in barba a tutto, ne appesantirebbe gli oneri? Tanto paga pantalone, cioè i cittadini italiani. Altro fattore che dovrebbe far riflettere chi ha tirato fuori dal cilindro una tale soluzione, è che non si sarebbe tenuto conto della discontinuità.
La via maestra per un vero cambiamento
È immaginabile che quando si intraprende una strada di vero cambiamento, la via maestra dovrebbe essere quella del taglio delle dinamiche preesistenti, anche per dare un chiaro segnale di mutamento delle cose. Secondo alcuni boatos esisterebbe una sorta di contiguità professionale da anni, dovuta al ruolo rivestito nell’azienda nucleare, come affari istituzionali e regolatorio, tra un suo dirigente, Ivo Velletrani e la Romano, che farebbe pensare che questa discontinuità non possa essere posta in essere con l’arrivo di quest’ultima.
Mario Draghi e i partiti consentirebbero tutto questo?

Questo porterebbe a pensare, altresì, che sia del tutto inopportuna l’eventuale scelta, da parte del Governo, di risolvere la questione pensando di far rivivere situazioni già passate e che non hanno portato ad alcun risultato positivo in Sogin, riproponendo nomi già transitati ai vertici aziendali. Potrebbe mai consentire tutto questo Mario Draghi? Ma soprattutto i partiti, cosa dicono a tal riguardo? Staremo a vedere.
Pubblicato su: Eurocomunicazione
Foto @ italialibera.online; qualenergia.it; professionearchitetto.it; governo.it; sogesid.it; lindro.it

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