Sogin, fifa e Arera

Di Alessandro Cicero

I dubbi sulla direzione Regolatorio dell’azienda

Con l’avvento della pandemia, inevitabilmente, l’attenzione dell’opinione pubblica e dei mass media si è concentrata sul Covid-19mascherinevaccini, l’avvento del nuovo Governo Draghi e crisi identitarie di un paio di partiti. Meno considerazione si è data a ciò che stava accadendo in alcune aziende di Stato e cosa si stava verificando al loro interno, come nel caso della Sogin Spa (società dello Stato italiano responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare) su cui in passato e di recente si erano accesi i riflettori della stampa e delle istituzioni.

L’ipotesi che un ordine sia stato dato dal vertice Sogin dell’epoca

Qualche tempo fa abbiamo sollevato delle perplessità sui costi della campagna di comunicazione inerente al Deposito Unico Nazionale, mai realizzato ad oggi, avevamo posto l’accento sull’operato di alcune direzioni interne all’azienda Sogin, come la direzione Comunicazione, Relazioni Istituzionali e la direzione Regolatorio. Ragionando su quanto accaduto in Sogin su questa vicenda, a barlume di naso l’ipotesi che sembrerebbe essere più plausibile è che il direttore della Comunicazione, dott. Federico Colosi, non abbia potuto agire di propria iniziativa, ma certamente sotto indicazione di qualcuno al vertice aziendale dell’epoca, eseguendo di fatto un ordine, scritto o verbale che sia stato, poco importa, ma sta di fatto che qualcuno quell’input deve averlo pur dato, facendo ricadere la presunta responsabilità sul direttore sopra citato.

La riflessione sull’operato della direzione Regolatorio dell’azienda

In tutta questa storia c’è un però, qualcosa che ancora sfugge, quello stesso però che continua a fare arrovellare la mente, un qualcosa che sembra non tornare, che porta inevitabilmente ad una legittima riflessione, l’ipotetica imputabilità sull’operato del direttore del Regolatorio, dott. Ivo Velletrani. Nell’audizione del 16 giugno 2020, presso la Camera dei Deputati, alla Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, l’amministratore delegato della Sogin, ing. Emanuele Fontani, dichiarò: “abbiamo  attivato una verifica interna e dato ad un consulente esterno l’incarico di ricostruire quanto era stato fatto”. Dato che in quella sede istituzionale si apprese che una verifica di quanto fosse accaduto era stata posta in essere, non possiamo esimerci dal chiedere: in questa verifica si è tenuto conto anche della direzione Regolatorio?

L’istruttoria avviata dall’Arera

All’interno dell’attuale Cda è stata mai chiesta la rotazione del direttore Regolatorio? Se sì, perché non ha avuto seguito? Tali osservazioni appaiono ancora più interessanti se si considera il fatto che le interazioni tra Sogin e Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), quindi le informazioni, i dati di pianificazione e consuntivo dell’azienda, la contrattazione o dialogo – dipende quale sia la forma – dai quali deriva il buon andamento del bilancio e anche del sistema premiante interno della stessa Sogin, la preparazione delle carte, dei programmi per il riconoscimento delle spese sostenute dall’azienda, sembrerebbero essere prerogativa della direzione Regolatorio.

Dettaglio che sembrerebbe trovare una certa corrispondenza, se si ricollega anche all’azione intrapresa, di recente, proprio dall’Autorità, in relazione anche alla pubblicazione della Cnapi (Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee), con delibera 12/2021 che ha avviato un’istruttoria per il riconoscimento dei costi sopportati dalla Sogin nel periodo 2010 – 2020 per il Deposito nazionale e il Parco tecnologico, istruttoria che parrebbe aver creato non poche paure all’interno della stessa Sogin.

I timori della Sogin

Già, ma perché tanta fifa? La spiegazione potrebbe celarsi dietro il fatto che la stessa Sogin viene finanziata attraverso la dicitura “oneri del sistema” presenti nella bolletta elettrica che ogni famiglia italiana paga. Come avviene tutto questo è presto spiegato. La Sogin ogni 3 anni aggiorna il progetto, denominato Piano a vita intera, inerente gli interventi che dovrebbe affrontare fino al termine del decommissioning (smantellamento delle centrali nucleari), tale piano successivamente viene suddiviso in obiettivi di interventi che si è data per ogni singolo anno, viene consegnato un consuntivo di lavori svolti alla Csea (Cassa per i servizi energetici e ambientali) e all’Arera che poi stabilisce quanto denaro pubblico, prelevato dalla bolletta degli italiani, vada alla Sogin.

Il riconoscimento dei costi alla Sogin sembrerebbe far scattare gli Mbo

In base a tutto ciò sembrerebbe, almeno fino a qualche tempo fa, che se l’azienda avesse raggiunto il 50% del risultato sarebbero scattati i famosi Mbo (Management by objectives), dei premi in denaro per i responsabili degli obiettivi che si basa sui risultati raggiunti e non sulle competenze espresse. Quindi l’Arera riconoscendo costi e risultati automaticamente sancirebbe il riconoscimento di premi anche per i direttori, dirigenti ecc. Allo stato attuale non è dato sapere come sia mutata la metodologia di tali riconoscimenti, se nel recente passato siano stati riconosciuti e sotto quale eventuale forma, se in questo ultimo periodo sia stato approvato un nuovo sistema e se sia già in possesso di qualcuno, ma comunque taciuto. Però perché approvare un qualcosa da parte della stessa Autorità prima della fine della propria istruttoria? Se esistesse un nuovo criterio di individuazione dei costi, sarebbe corretto renderlo di dominio pubblico.

La direzione Regolatorio fungerebbe solo da passa carte con l’Arera?

I rapporti con l’Arera sembrerebbero essere mantenuti per la Sogin esclusivamente dal proprio direttore Regolatorio, quindi apparirebbe alquanto irragionevole pensare che quest’ultimo abbia solo una mera funzione di ricevere delle carte da altri uffici dell’azienda, limitarsi a metterle insieme, impacchettarle e consegnarle all’Arera stessa.  Sia ben inteso, tutto è possibile, ma la ragionevolezza porterebbe a far pensare che un direttore, in quanto tale, non abbia una funzione di mero postino, ma semmai anche di responsabilità su ciò che esce dall’azienda.

In tutta la vicenda parrebbe esservi più di una stranezza, una tra le tante è che se si fa capolino nel sito della Sogin – sono informazioni pubbliche e in quanto tali accessibili a tutti – non si può fare a meno di notare che per questo ruolo, il direttore menzionato, percepirebbe una remunerazione salariale – dati 2020 – di 145.000,00 euro annui, forse un’autovettura, ci auguriamo come contribuenti almeno utilitaria. Comunque, stando a questi dati, si capisce da sé che non si tratterebbe di un semplice passa carte, ma che parrebbe avere delle precise attribuzioni aziendali.

Gli anni posti sotto i riflettori da parte dell’Arera e la strana analogia

La vicenda diviene ancor più singolare quando, aguzzando bene la vista, un altro particolare balza subito agli occhi leggendo il curriculum vitae  (documento pubblico sempre presente sul sito aziendale). Alla quarta pagina, dove vengono citate le esperienze lavorative presso la Sogin, non si può fare a meno di notare un elemento, sicuramente si tratta di una coincidenza, ma sta di fatto che dal 2010 al 2020 il dott. Ivo Velletrani è stato interrottamente nella direzione Regolatorio, per i primi due anni come vice direttore, in seguito come direttore. Una analogia, proprio lo stesso arco di anni posti sotto la lente di ingrandimento dall’istruttoria dell’Arera, scaturita in seguito alla pubblicazione di alcuni articoli sulla stampa e delle conseguenti interrogazioni parlamentari.

L’esistenza di una norma che stabilisce la rotazione dei dirigenti aziendali

Praticamente da quando è nato il progetto del Deposito Unico Nazionale, il direttore del Regolatorio e Licensing sembrerebbe essere rimasto sempre lo stesso, questo nonostante l’esistenza di una direttiva, del 25 agosto 2015 del ministero dell’Economia e Finanze, che stabilisce la rotazione dei dirigenti. In ogni caso non rimane che aspettare l’Arera, e non solo, che sciolga il bandolo della matassa sul caso, attraverso la conclusione dell’istruttoria, che a quanto si legge a pagina 10 della delibera, è prevista entro il 31 ottobre 2021, salvo necessità di ulteriori approfondimenti che potrebbero emergere nel corso della medesima istruttoria.

Due domande all’Arera

Nell’attesa che si giunga ad un epilogo, certi della serietà del lavoro dell’Autorità preposta, soprattutto nell’ottica di far comprendere meglio agli italiani i fatti, vorremmo porre due domande, sia al suo presidente, Stefano Besseghini, che ai suoi quattro commissari, Gianni Castelli, Andrea Guerrini, Clara Poletti e Stefano Saglia: quale era la direzione in Arera preposta al controllo dei documenti Sogin, insomma l’interfaccia del dott. Velletrani? Perché l’Arera attiva questa indagine solo dopo 10 anni e qual è la direzione preposta a capo di tale istruttoria?

Una cosa è certa, questa storia merita ulteriori approfondimenti. Come del resto la questione mai ben affrontata delle scorie italiane in Slovacchia, tema sul quale altri organi di stampa hanno già sollevato delle perplessità, sia sui costi, che in merito ad uno studio legale che ne avrebbe curato i rapporti. Non vorremmo che questa storia della Slovacchia divenga una sorta di cavallo di Troia, che come per i Troiani finì per tramutarsi in un errore strategico, allo stesso modo, finisca per trasformarsi in un errore in termini di spesa a carico dei contribuenti italiani.

Pubblicato su: Eurocomunicazione

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Alessandro Cicero è nato in Africa settentrionale, da genitori italiani di origine siciliana, si è trasferito da piccolo nella città di Salerno, oggi vive a Roma.

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